Lo smart tourism, praticamente

di Valentina Albanese

Ultimamente sentiamo parlare di smart tourism e questa smartness, come un blob senza forma, sembra un concetto applicabile a qualunque campo, così versatile da sfumare il suo significato in un’idea troppo generica di qualcosa che certamente è connesso alle ICT. Smartness è una parola a volte abusata, a volte usata come un’idea all inclusive, un calderone in cui si può infilare di tutto. Sulla definizione di smart city, dopo una lunga gestazione, la letteratura attuale converge sull’incoraggiare operazioni di avanzamento tecnologico per le città al fine di aumentarne sostenibilità, competitività, efficienza, quindi, in sintesi, al fine di aumentarne l’intelligenza.

Per quanto riguarda lo smart tourism in letteratura non c’è mai stato disaccordo, piuttosto, gli Autori che se ne sono occupati, ne hanno parlato da punti di vista diversi. Smart tourism come nuova frontiera tecnologica per il comparto dei servizi al turista: per es. il sistema di prenotazioni online etc. Oppure lo smart tourism è intelligente perché si accolgono le nuove tecnologie durante la fruizione del bene turistico. Ancora, smartness come sostenibilità, laddove anche la smart city è smart perché utilizza le ICT (anche) per aumentare la propria sostenibilità.

Questo fenomeno abbraccia la vera e propria rivoluzione culturale ed economica che abbiamo già visto interessare l’intero vivere in tutte le sue sfaccettature, compresa la struttura delle città e la modalità di gestione della propria routine quotidiana. Proprio a causa dell’elevata dipendenza tra informazioni diffuse in rete e fattori di scelta, non stupisce che anche il fenomeno turistico sia coinvolto da questa nuova modalità comunicativa. Lo smart tourism può essere considerato la logica prosecuzione del turismo tradizionale e della sua più recente evoluzione in e-tourism: evoluzione del settore in cui le innovazioni tecnologiche e gli orientamenti dei consumatori dialogano secondo nuove logiche. L’e-tourism è un fenomeno in cui le ICT rivestono un ruolo pervasivo a partire dalla distribuzione globale dei sistemi di prenotazione fino a coprire tutte le fasi del viaggio, dal dreaming allo sharing. Questa traiettoria dello sviluppo del settore turistico è proseguita modellandosi sulle evoluzioni del web che, in tempi molto brevi dalla sua comparsa, si è evoluto in una veste social o 2.0 in cui il dialogo in rete è divenuto immediato. Il medium che “immedia” (è scorretto, lo so, concedetemi questo gioco di parole). Dire che con i nuovi media supportino un dialogo immediato è un concetto scorretto ab origine: il medium che rende im-mediato, è un paradosso! Se facessimo riferimento al significato letterale di immediato, sarebbe uguale a dire che il medium rende non mediato il dialogo. Quindi, se ci riferiamo al mondo social, è sempre preferibile dire che il dialogo è rapido, veloce e tutto quello che vi viene in mente ma è meglio evitare di dire che le comunicazioni 2.0 sono immediate perché, letteralmente, non lo sono. Dopo questa piccola divagazione torniamo a noi, il turismo smart e questo scambio di informazioni rapide. Questo nuovo tipo di comunicazione ha mostrato di avere effetti non trascurabili sulle narrazioni dei territori e le percezioni che di essi si diffondono in rete. Non è casuale che il settore turistico si sia adattato così bene alle novità introdotte dalle nuove ICT, ciò è dovuto alle caratteristiche del prodotto turistico che ben si prestano a essere rappresentate in rete, un prodotto in cui l’immagine conta moltissimo e agevola la comunicazione e la ricerca di informazioni per ipertesti. Il turista, in questo contesto, è cambiato e ha seguito il mercato, si è adeguato ai nuovi registri di comunicazione e è diventato un prosumer: produttore e consumatore di contenuti, cerca informazioni di viaggio e ne rilascia agli altri. In più, a causa dell’enorme mole di dati messi a disposizione dal web, è autonomo e critico nella scelta,  competente e esigente nella ricerca, selettivo e attratto da esperienze personalizzate. In più, acquista prodotti e servizi online e durante l’esperienza di viaggio utilizza i media come supporto funzionale ma è anche interattivo condividendo immagini e impressioni nei social media. Per tutte queste caratteristiche, l’e-tourist può essere considerato la più tangibile espressione del prosumer. E così, cambia l’offerta, cambia la domanda, cambiano anche le destinazioni turistiche, abbiamo lo smart tourism, lo smart tourist e la smart tourist destination.

Queste, come lo smart tourist, utilizzano nuovi strumenti tecnologici e tecniche per aumentare i propri benefici migliorando la strategia di comunicazione e migliorando la fruizione della destinazione attraverso nuove tecnologie tra cui, per esempio, quelle che consentono a domanda e offerta di co-creare valore, di massimizzare le esperienze per i fruitori e i profitti per i fornitori.

Concludendo, lo smart tourism è applicazione delle nuove tecnologie della comunicazione e dell’innovazione ma non deve essere osservato come un fenomeno limitato alle ICTs e al ruolo che svolgono nelle destinazioni turistiche, piuttosto, questo fenomeno fornisce i costrutti fondamentali affinché una smart tourist destination sappia usufruire dei vantaggi offerti da infrastrutture e applicazioni tecnologiche.