All4thegreen: Mobilizing Climate Science, Bologna 26 febbraio 2018

di Stefania Chiarella e Beatrice Ruggieri

Pubblicato il 1 aprile 2018


All4thegreen: Mobilizing Climate Science, Bologna 26 febbraio 2018

di Stefania Chiarella e Beatrice Ruggieri

Pubblicato il 1 aprile 2018

1.
Una giornata all’insegna dei cambiamenti climatici

Il 26 febbraio, la città di Bologna è stata teatro di un importante evento di risonanza internazionale. Stiamo parlando della celebrazione del 30° anniversario dell’istituzione dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), il più autorevole organismo scientifico in materia di scienza del clima. Fondato nel 1988 dall’UNEP (United Nations Environment Programme) e dal WMO (World Meteorological Organization) con l’obiettivo di diffondere una chiara conoscenza scientifica in relazione ai cambiamenti climatici e ai potenziali conseguenti impatti socio-economici, l’IPCC conta attualmente 195 paesi membri e può avvalersi del contributo dei migliori scienziati al mondo. Ad oggi, l’IPCC ha già pubblicato cinque Assessment Report, contribuendo ad accrescere la quantità e la qualità dei dati scientifici a nostra disposizione e consegnandoci un lavoro di gran valore che è stato anche insignito del Premio Nobel per la Pace nel 2007. L’incontro di Bologna (All4thegreen: Mobilizing Climate Science), organizzato da Connect4climate e All4thegreen, ha rappresentato un prestigioso momento di condivisione, di dialogo e di discussione con il mondo scientifico, accademico e istituzionale, che ha visto coinvolti molti studenti delle scuole superiori e dell’Università di Bologna, sintomo del fatto che clima, ambiente e sostenibilità sono tematiche sempre più importanti per le giovani generazioni.

  • 2.Il primo Panel

In seguito agli interventi di apertura di Gian Luca Galletti (Ministro dell’Ambiente, della Terra e del Mare), di Francesco Ubertini (Rettore dell’Alma Mater Studiorum, Università di Bologna) e di Hoesung Lee (Presidente IPCC), il dibattito è entrato nel vivo con il primo Panel, dedicato all’importanza della conoscenza del clima al fine di agire in modo più ambizioso, più concreto e più efficace. Grazie all’abile moderatrice Elisabeth Mealey (Consulente di comunicazione sui cambiamenti climatici, Banca Mondiale), ciascun relatore ha espresso il proprio punto di vista su tematiche estremamente importanti per il nostro presente e il nostro futuro.

Con Anna Arzhanova Presidente World Underwater Sports Federation, CMAS – si è parlato, ad esempio, del delicato equilibrio degli oceani, direttamente colpiti dall’aumento di CO2 in atmosfera e drammaticamente invasi da milioni di tonnellate di plastica.

Con Jan Fuglestvedt – Membro del bureau e vice-presidente del Working Group I, IPCC– e Jonathan Lynn - Capo comunicazione e relazione coi media, IPCC – si è dato ampio spazio alla descrizione del percorso dell’IPCC dal 1990 (anno di pubblicazione del primo Report) a oggi, sottolineando l’enorme responsabilità scientifica e comunicativa che l’organismo ha acquisito negli anni. È stata anche annunciata, inoltre, la pubblicazione di un Report Speciale entro la COP24 di Katowice (Polonia), lo Special Report on Global Warming of 1.5°C.

Infine, il diplomatico Deo Saran – Ambasciatore della Repubblica di Fiji presso il Regno del Belgio, rappresentante presso l’Unione Europea e inviato speciale presso l’UNFCCC –, ci ha illustrato con grande partecipazione la realtà delle Fiji, un arcipelago costituito da più di trecento isole altamente vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale. Dal punto di vista educativo e divulgativo, il lavoro svolto alle Fiji negli ultimi anni ha dato notevoli frutti: «ogni bambino», afferma Saran, «ogni giovane e più in generale, ogni abitante delle Fiji, è cosciente di quello che sta accadendo e del fatto che ognuno dovrà dare il proprio contributo nella lotta ai cambiamenti climatici».

Dal dibattito, insomma, emergono quattro imperativi: informarsi, dialogare, diffondere e agire. Imperativi che ci auguriamo potranno trovare un seguito, il più presto possibile, in Italia e nel resto del mondo.

  • 3.Il secondo Panel

Il secondo Panel, inerente ai temi dello sviluppo sostenibile in ambito climatico, è stato introdotto e moderato dal brillante John Vidal – editor ambientale del The Guardian –, che ha sottolineato l’importanza della conoscenza delle problematiche relative all’ambiente che ci circonda. Tra i relatori Myles Allen – professore di Scienza geosistemica all’Environmental Change Institute presso la Scuola di Geografia e dell’ambiente dell’Università di Oxford – ha proposto un interessante interrogativo, rivolto soprattutto ai giovani: «Possiamo raggiungere l’obiettivo a lungo termine sulla temperatura fissato dall’accordo di Parigi?»; per Allen si tratta di un traguardo plausibile, a patto che si interpretino correttamente gli articoli 2 e 4 dell’Accordo di Parigi secondo i quali, al fine di ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici, occorre mantenere la temperatura media globale al di sotto dei 2°C, limitandone l’incremento rispetto al livello toccato nell’epoca pre-industriale; è necessario, inoltre, raggiungere il picco di emissioni di gas serra il prima possibile, per procedere successivamente a rapide riduzioni in un contesto di sviluppo sostenibile e di sradicamento della povertà.

Poiché il riscaldamento globale incrementa di 0.2°C ogni dieci anni, i possibili scenari a cui andremo incontro nell’immediato futuro sono i seguenti: «Impiegheremo 22 anni per raggiungere 1.5°C e 40/45 per bilanciare l’effetto serra in virtù di rapide riduzioni di CO2 nel breve termine, seguite da concrete rimozioni di anidride carbonica nel lungo periodo». In accordo con le ottimistiche previsioni di Allen, Zitouni Ould-Dada – vicedirettore della Divisione Clima e Ambiente della FAO – ha ribadito che non siamo fuori tempo per risolvere il problema del riscaldamento globale ma ha evidenziato anche come qualsiasi azione intrapresa non sarà probabilmente sufficiente e, soprattutto, non abbastanza veloce. I due studiosi hanno sottolineato l’emergenza di un intervento non tanto da parte dei Governi quanto, piuttosto, dei comuni cittadini che, verosimilmente, non riescono a comprendere la reale gravità della situazione in cui versa il nostro pianeta.

L’ultima relatrice è stata Sophie Stallini, responsabile dei Rapporti istituzionali di ANTER (Associazione nazionale a tutela delle energie rinnovabili), prima organizzazione no-profit italiana diventata attore della Climate & Clean Air Coalition, emanazione delle Nazioni Unite dopo la COP21 di Parigi. «Concentrarsi sulla tematica dell’aria», spiega Stallini, «significa lottare contro i cambiamenti climatici ma anche cercare di informare la popolazione sui rischi che l’inquinamento atmosferico generato dalle polveri sottili riveste per la nostra salute».


  • 4.Il terzo Panel

L’ultimo Panel era focalizzato sul rimodellamento del nostro futuro dalla prospettiva dell’IPCC ed è stato moderato da Antonio Navarra – direttore del Dipartimento ambientale all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e presidente del centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC); cinque relatori sono intervenuti alla discussione: Youba Sokona, vicedirettore dell’IPCC, Carlo Carraro, presidente della European Association of Environmental and Resource Economists (EAERE) e membro del Bureau dell’IPCC, Nadia Pinardi, co-presidente di Joint Committee for Oceanography and Marine Meteorology (JCOMM)Sanfro Fuzzi, ricercatore associato all’Istituto di Scienze atmosferiche e del clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Bologna e Andrea Segrè, presidente della Fondazione Edmund Mach. Il quesito a cui sono stati sottoposti gli studiosi concerneva i cambiamenti, a livello globale, che dobbiamo fronteggiare per raggiungere gli obiettivi auspicati dall’IPCC, in un approccio multidisciplinare che coinvolga le società, le scienze, le infrastrutture e i settori economici mondiali.
In conclusione, è emersa l’impossibilità di raggiungere valide valutazioni scientifiche in assenza di un attivo coinvolgimento dei politici, degli accademici e degli stakeholders locali; avvalersi del contributo delle nuove generazioni diventa inoltre indispensabile per reagire e adattarsi al cambiamento, incentivando comportamenti responsabili che prevedano un utilizzo consapevole della green economy e delle fonti di energia rinnovabile, trasformando il concetto di gestione della crisi in conoscenza della gestione della crisi.



    • 5.Concludendo

Una giornata dedicata alla scienza e alle sue innumerevoli declinazioni, che ha avuto il merito di aver dato risalto a importanti tematiche ambientali, e non solo. Quello del 26 febbraio, conclusosi con la straordinaria performance artistica di Danilo Rea e Alex Braga, è stato un incontro formativo che ha suscitato, ne siamo certe, molta curiosità verso il mondo della scienza climatica e dell’IPCC. Un evento aperto al grande pubblico, caratterizzato da un approccio essenzialmente divulgativo, che ci ha dimostrato come i cambiamenti climatici e, più in generale il discorso ambientale, non debbano necessariamente essere oggetto di pochi e per pochi: per vincere la più grande sfida del nostro secolo, ognuno può e deve fare la propria parte. Anche grazie ai Rapporti dell’IPCC, l’informazione scientifica è sempre più alla nostra portata. Per questo, agire, non è mai stato così facile.


    Le parti 1, 2, 5 sono di Beatrice Ruggieri; le parti 3 e 4 di Stefania Chiarella