IL FUTURO DEL PAESE DELLE AQUILE: I PRODOTTI DOP ED IGP

3° Puntata: L’Albania meridionale


di Antonio Caso

Pubblicato il 14 luglio 2018


Siamo giunti alla terza ed ultima puntata del nostro piccolo viaggio alla scoperta dei futuri Dop e Igp dell’Albania. Il sud del paese è prevalentemente montuoso nell'entroterra, ma comprende anche la parte più turistica della Riviera Albanese che da Vlora (Valona) si allunga fino a Saranda e Ksamil al confine con la Grecia. I siti protetti dall'UNESCO di Berat, Gjirokaster (Argirocastro) e Butrint e i canyon nella zona di Tepelena e Përmet (la città delle rose) rendono questa regione la più attiva dell’Albania dal punto di vista turistico ed una delle più interessanti dell’intera penisola balcanica. La musica perde il costante la minore delle çiftelìe settentrionali di ottomana memoria per aprirsi a tonalità molto più simili al sirtaki. Quasi tutti qui sanno l’italiano o il greco grazie al segnale radiotelevisivo che arriva dalle coste di Corfù o da Punta Palascia sulla costa di Otranto. A largo di Vlora, infatti, il margine si stringe e l’Albania e la Puglia distano solo 72 km, mentre Corfù sarebbe raggiungibile a nuoto coi suoi 2,30 km di distanza. Su questo tratto di costa si trova anche Borsh, villaggio d’origine degli arbëreshe fondatori nel XV secolo di San Marzano di San Giuseppe in provincia di Taranto dove sarebbe poi nato un famoso liquore dall’inequivocabile nome di Elisir San Marzano della famiglia (guarda un po’) Borsci.

Una menzione in più meritano sicuramente Berat e Gjirokaster con i loro antichi centri storici ottomani perfettamente conservati ed il Parco Nazionale di Butrinto.

Antica città greca, è sede dei resti dell’agorà, di un teatro e di terme romane oltre che della fortezza veneziana di epoca successiva. Secondo il mito, l’antica città di Buthrotum, dal significato di “bue ferito”, venne fondata dagli esuli troiani che, giunti sulla costa albanese guidati da Eleno, figlio di Priamo e fratello di Ettore, avrebbero quindi sacrificato un bue. Ferito, l’animale si sarebbe spinto fin sulla spiaggia dove avrebbe esalato l’ultimo respiro dando così il nome alla città. Virgilio racconta nel suo poema che proprio qui, prima che di giungere in Italia, Enea incontrò Andromaca, moglie di Ettore che nel frattempo si era risposata con Eleno.

L'Albania meridionale è sicuramente un territorio più omogeneo dal punto di vista socioeconomico. Forti di un settore turistico in fortissima crescita e degli scambi culturali più fervidi con Grecia e Italia, i distretti meridionali sono terra di possibili prodotti a marchio Dop ed Igp più elaborati. Dai vini di Vlora fino a buona parte del settore olivicolo di Borsh e di Berat, questo territorio possiede peculiari caratteristiche alimentari. Per quanto riguarda i vini fondamentali, abbiamo il Vlosh ed il Serine. Il primo è rintracciabile soprattutto a Vlora ed è caratterizzato da aromi ed accenni di prugne ed ha un sapore pungente. Il Serine, invece, è prodotto soprattutto nel distretto di Korça ed è caratterizzato da note di more. Per quanto riguarda la produzione olivicola qui sono coltivate soprattutto le varietà autoctone come la “Kalinjot” o la “Kokerr-madh i Beratit”. Il 90% della produzione albanese è concentrata tra Tirana, Elbasan, Valona, Fier e Berat. Anche Borsh possiede un importante produzione.        

Tra i prodotti agricoli spicca anche la mela di Korça, particolarmente rinomata in Albania per la sua dolcezza. La regione di Korça è una delle più grandi produttrici di mele dei Balcani e questo settore è in forte crescita poiché, in anni recenti, c'è stata anche una maggiore attenzione da parte dei turisti. Ogni anno nel villaggio di Dvoran, infatti, ha luogo l”Applause Party”, un festival per celebrare l'inizio del raccolto che comprende un concerto ed una sagra durante la quale i contadini esibiscono le diverse varietà.        

Se ci spostiamo verso ovest, singolare è la specie di capra presente nel villaggio di Dukat. Dal manto nero, si tratta di una razza autoctona di questo villaggio sito a circa 25-30 km a sud di Valona il cui prodotto principale è una particolare varietà di formaggio bianco sponsorizzato dall'Associazione dei pastori Karaburuni.
Se ci spostiamo ai prodotti dolciari, apprezzatissima è la versione di Përmet del glikò.

Paragonabile al turshi di cui abbiamo parlato nella 1° puntata, il gliko è essenzialmente una tecnica usata per conservare vegetali attraverso lo zucchero. Questa tecnica preserva perfettamente la forma, la consistenza e la composizione del frutto ed è utilizzata in tutti i Balcani oltre che in alcune aree del Medio Oriente e delle regioni russe che si affacciano sul mar Nero. Può essere fatto con uva, frutti di bosco, albicocche, mandarini, fichi, anguria, ma anche con ortaggi come i pomodori ciliegini e con la frutta secca come i pistacchi. Di solito viene servito come dessert. A Përmet, il gliko è preparato con ciliegie, melanzane e fichi selvatici, ma il più famoso e strettamente legato al luogo (quindi possibile IGP) è quello di noci verdi intere. Il frutto caduto precocemente viene lasciato a seccare per un'ora e viene poi messo in acqua fredda con del succo di limone. Dopodiché, viene aggiunto dello zucchero e l'acqua viene messa a bollire per un'ora aggiungendo man mano altro succo di limone. Una volta che il frutto ha assorbito lo sciroppo, il composto viene filtrato in giare di vetro. La produzione di gliko è stata aiutata da Slow Food (è attualmente Presidio) e dalla ONG italiana CESVI (Cooperazione e Sviluppo). Tutto ciò ha reso possibile la nascita del Consorzio “Pro Permet” e del progetto “Enhancement of the Permet Tourist environment and its typical products”. Si tratta di un prodotto piuttosto interessante anche perché da considerarsi eco-friendly visto l’utilizzo di frutti caduti a maturazione non completata e che quindi sarebbero finiti tra i rifiuti. Impossibile non concludere questo contributo con l'alcolico albanese per eccellenza: il raki, tra le cui varietà, la più famosa ed apprezzata pare essere quella di Skrapar. Una volta raccolta l’uva, questa viene pressata e conservata in contenitori di legno. A questo punto, il composto prende il nome di “bersi” ed è lasciato a fermentare per un mese. Dopodiché, la cosiddetta “bersite” è pronta per la produzione e viene quindi bollita in contenitori di alluminio prima della distillazione vera e propria. I più famosi villaggi della zona per la produzione di Raki sono Rog, Vendresheë, Muzhakë e Zabërzan. Nei grandi centri albanesi, questa versione è particolarmente apprezzata e può avere decisamente un mercato più ampio dato che si tratta di uno dei raki più richiesti per le celebrazioni ed i festival.      

Si conclude qui il nostro viaggio alla ricerca dei futuri prodotti a marchio Dop e Igp del Paese delle Aquile, un luogo ricco di storia, di lingue e religioni diverse. Un luogo che insegna a considerare l’essere umano indipendentemente da ciò che crede, dalla lingua o dialetto in cui parla e dal passaporto che ha in tasca. Così come per gli esseri umani i paesaggi così vari dell’Albania danno l’idea di quanto la nostra esistenza si intersechi con         l’ambiente e quanto sia necessario che questo rapporto sia equo e sostenibile.

Faleminderit!