IL FUTURO DEL PAESE DELLE AQUILE: I PRODOTTI DOP ED IGP

2° Puntata: Le tradizioni culinarie e le produzioni dell’Albania settentrionale


di Antonio Caso

Pubblicato il 21 giugno 2018

I distretti settentrionali dell'Albania sono rinomati per il loro patrimonio naturale e culturale. Questa è l’area più a sud del continente europeo in cui è possibile trovare dei ghiacciai. Qui si trovano anche i maestosi monumenti naturali del lago di Shkodra (Scutari) e del Valbona National Park, tra le risorse più importanti di questa regione, senza dimenticare l’incontaminata regione del Kelmend patria dell’omonimo popolo di pastori nomadi.
Shkodra è considerata, a ragione, la capitale culturale dell’Albania. Antica capitale degli Illiri, qui sono stati costruiti anche la prima Opera ed il primo osservatorio astronomico del paese; emporio attivissimo della Serenissima Repubblica di Venezia, fu anche sede del primo studio fotografico dell’Albania, creato nel 1865 dall’italiano Pietro Marubi, sospettato di essere tra i mazziniani che avevano ucciso il Duca di Parma e rifugiatosi sull’altra sponda dell’Adriatico.
Di quell'esperienza è rimasto il Museo Marubi, il primo museo fotografico d’Albania ed uno dei più ricchi dei Balcani riconosciuto patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO. La zona nord-orientale, invece, è stata la più coinvolta nella guerra del Kosovo. Terra di traffico di armi e di uomini dell’UCK, è anche quella più vicina a livello culturale al più giovane stato d’Europa. Si tratta, perciò, di distretti molto diversificati tra loro anche per condizioni socio-economiche: i distretti occidentali riconducibili all'area di Shkodra e Lezha rientrano nelle medie nazionali per reddito e consumi pro-capite. Particolarmente poveri, invece, sono quelli orientali di Dibra e Kukes come è possibile notare da tutti gli ultimi report della Banca Mondiale
(http://documents.worldbank.org/curated/en/659991480409319302/pdf/110582-REVISED-PUBLIC-report-eng-complete.pdf ).

I prodotti tradizionali sono contrassegnati da una struttura produttiva legata alla vinicoltura, alla raccolta ed alla pastorizia nomade. Un altro settore che potrebbe dare slancio a questo territorio è sicuramente l'apicoltura. L'atteggiamento del popolo albanese nei confronti del miele e delle api è molto particolare. Basti pensare che in albanese ci sono due termini per indicare la morte: uno per gli animali (zof-ngordh) ed un altro valido per gli esseri umani, ma pare che venga usato anche per le api (vdes). Il consumo di miele pro capite è vicino al chilogrammo per anno ed il prezzo del miele, al momento della produzione, si aggira attorno agli 8 euro al kg. In quest'area si produce anche un miele di castagno dal sapore del tutto particolare. Si tratta di un prodotto meno dolce del miele comune, ma con una bassa acidità ed un alto livello di fruttosio. Non è generalmente mescolato con altri fiori e gli apicoltori usano ancora le tecniche di raccolta tradizionali. Le castagne, invece, vengono raccolte a Reç dove il castagneto occupa anche i villaggi di Qafë-klasë, Mucaj, e Doç ed è situato a 280-600 m sopra il livello del mare. Circa il 70% delle piante ha almeno 100 anni, ma ci sono anche esemplari di più di tre secoli. Un altro importante castagneto, uno dei più vasti dei Balcani, è quello di Tropoja, situato a pochi chilometri dal Valbona National Park in un'area di circa 2.400 ettari. Queste castagne risultano più grande e dolci delle castagne “comuni” ed anch’esse, così, come il miele, potrebbero godere di apposite certificazioni di qualità. Circa l'85% del castagneto è in piena attività, ma a causa della mancanza delle più moderne cure e tecnologie, la produzione è ancora ferma a 20-30kg all'anno. Così come a Reç, anche a Tropoja si produce del miele “di montagna” particolarmente rinomato, con tutte le proprietà che le infiorescenze dei territori incontaminati intorno al villaggio forniscono. Rinomato è anche il cosiddetto “chocolate honey”: un miele di castagno caratterizzato da un colore particolarmente scuro e da una spiccata dolcezza.

Tipica di DIbra è, invece, la jufka, un tipo di pasta preparata a mano dalla forma simile a quella delle tagliatelle. Si prepara con farina di grano duro macinata in mulini ad acqua, sale, uova e latte. L’impasto viene quindi fatto fermentare naturalmente per qualche giorno.

Se ci muoviamo verso le regioni del confine orientale, invece, appare fondamentale citare le patate di Kukes, una varietà caratterizzata dal colore bianco (anche dopo la cottura) e dal sapore particolarmente dolce e, dulcis in fundo, il mishavin. Si tratta di un formaggio al sacco, una varietà diffusa lungo tutta la penisola balcanica e in Anatolia, prodotto nella regione del Kelmend, al confine col Montenegro. Il forte isolamento ha portato ad un alto livello di emigrazione, ma ha anche fatto sì che si mantenessero in vita diverse produzioni ed usi tradizionali. Questo formaggio è prodotto esclusivamente nei mesi estivi per poi essere consumato durante l'inverno. La cagliata è ottenuta da un mix di latte di vacca, pecora e capra, allevate sui pascoli del Monte Trojan. Il colore varia dal bianco al giallo paglierino e la sua struttura diventa man mano più densa con la stagionatura. Ha una consistenza burrosa ed un sapore che possiede tutte le note aromatiche delle erbe dei monti della regione del Kelmend e che diventa sempre più piccante col passare dei mesi. Questo prodotto è già presidio Slow Food, un riconoscimento assegnato anche grazie all'iniziativa di VIS Albania supportato anche dall'Alleanza dei Cuochi Slow Food e dalle attività del progetto ESSEDRA, co-finanziato dall'Unione Euopea attraverso il Directorate-General for Enlargement.

A proposito dei distretti settentrionali, è importante concludere con il più rappresentativo vino del Paese delle aquile: il kallmet. Si tratta del ceppo più nobile per quanto riguarda l'uva nera in Albania e trae il suo nome da una suddivisione della municipalità di Lezha, nel nordovest. Ci sono anche olive e fagioli con questo nome. Questa antica varietà ha acini violacei e la produttività è di solito in rapporto 2/1 per un vino di gradazione 13-15 gradi. Fin dagli anni 90, 64 produttori nel nord Albania si sono uniti in un consorzio. Il recente interessamento internazionale per il Kallmet è aumentato così come la produzione tanto che nel padiglione albanese del Bio-Mediterraneum Cluster presso l'Expo di Milano 2015, ha avuto luogo un evento chiamato “Kallmet: un'uva, un vino, un territorio”. L’iniziativa è stata organizzata dal Ministero dell'Agricoltura e Sviluppo Rurale dell'Albania, dalle ONG Celim Milano e Livia e dall'Agenzia per gli investimenti e lo sviluppo dell'Albania. Durante l'evento è stato possibile illustrare le iniziative mosse a favore della creazione del marchio di origine protetta, la selezione delle cultivar albanesi e gli obiettivi di questo settore dell'economia nazionale.      

Alla prossima ed ultima puntata sui prodotti dell’Albania meridionale!
Mirë u pafshim!

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