Paul Gilroy a Bologna

Cortile dell’Archiginnasio,  25/06/2018

di Matteo Ferrari

Lunedì 25 giugno 2018, presso il cortile dell’Archiginnasio di Bologna, si è tenuta una lezione del Prof. Paul Gilroy (King's College, London), nell'ambito delle attività della Summer School on Global Studies and Critical Theory. L’intervento del Prof. Gilroy, dal titolo “The Human in Question” è sul New Humanism ma la parola chiave di tutto il discorso è l’acqua. Anche il suo argomentare è ad arcipelago, muovendosi da un atollo ad un altro e navigando con le parole come pagaie, cosa che rende arduo seguirlo anche per lo scoglio linguistico e soprattutto i balzi semantici.

Si propone comunque di seguito una breve sintesi dei concetti espressi nel corso della lecture.

In un’epoca nella quale le persone devono ancora essere salvate dal mare, Paul Gilroy ritiene opportuno cominciare a ragionare dal livello del mare. Da questo punto di vista è possibile ricalibrare il concetto di razzismo utilizzando il linguaggio dell’umanesimo e la cosmologia europea:

  • Antropocentrismo
  • Anelito prometeico
  • Capitalismo estrattivo

La fine del colonialismo ha significato l’inizio d’una slow violence, traducibile come violenza a bassa intensità, nelle ex colonie.

Il mondo atlantico è, da circa quattro secoli, dominato da una sproporzione di potenza militare, particolarmente nell’area caraibica, seguendo il calco dei rapporti di forze preesistenti nel Mediterraneo, con le isole caraibiche, come la Giamaica, Trinidad & Tobago che fanno le veci di Creta e Cipro.

E’ una riproduzione del marine power (superiorità marittima) di cui fin dai tempi di Cromwell si era capita l’importanza: la storia dello schiavismo è intimamente legata alla costruzione di vascelli e allo sviluppo di rotte atlantiche. Fu l’inizio di una idrarchia, ovvero l’abilità dell’Inghilterra di estendere il proprio potere territoriale sfruttando l’egemonia sui mari.

Nel XVI secolo gli inglesi, nei loro viaggi per l’Italia, in particolare a Napoli e a Genova, presero spunto dalle galee genovesi dedite alla tratta degli schiavi. Copiarono anche il modello mercantile marittimo genovese, che ben si applicava alle nuove colonie nelle Indie Occidentali. L’identità europea si fonda anche su queste integrazioni di modelli mercantili/coloniali tra la parte mediterranea e quella atlantica del continente.

Le radici dell’antropologia umanistica sono radicate in Douglas, Marx e Melville, tutti appartenenti alla stessa generazione e testimoni delle miserie originate del capitalismo in espansione nel XIX secolo. Il contributo di Douglass riguarda gli stereotipi sugli schiavi negri ne “The eroic slave”; quello di Melville il valore economico dell’olio di balena, legato alla nascente industria americana che lo usava come combustibile e come lubrificante. Nella sua narrazione il valore commerciale di uno schiavo era paragonato a quello di una balena.

Proprio in quel periodo storico il razzismo s’istituzionalizzava partendo da divisioni culturali invalicabili, che davano precise forme di riconoscibilità. E’ il nomos razziale che si qualifica sotto molti aspetti, tra i quali quello religioso, quello identitario e quello economico.

L’espansione contemporanea dei media digitali permette la nascita di crepe in queste costruzioni identitarie, generando parallelamente anche una percezione di invasione, incanalata dagli stessi media e la ricomparsa di fascismi, populismi e suprematismi.

L’umanesimo dev’essere alla base di ogni discorso che vuole affrontare i problemi contemporanei di chi affronta il mare. Si parte dall’umano: come dice uno scavafosse tunisino volontario, che seppellisce tutti i giorni corpi restituiti dal mare: “erano tutti fratelli, mariti, mogli di qualcuno…”

L’acqua è un’esigenza prettamente umana e universale, i mutamenti nella sua gestione, frutto dei cambiamenti climatici, porteranno ad enormi mutamenti nell’area sahariana, che interesseranno soprattutto l’acqua potabile. L’acqua inoltre, è soggetta a inquinamento: mentre quella europea è molto pura, quella americana è inquinata da microfibre di plastica.

Infine, Gilroy ci lascia con una riflessione sulla privatizzazione dell’acqua, a suo avviso una tipica storia coloniale/imperialistica: c’è moltissima disinformazione sull’acqua, simile a quella che circolava sul tabacco, una disinformazione creata ad hoc dai produttori di sigarette, questa volta fatta circolare dagli stessi soggetti che hanno interesse nel controllo dell’acqua.