L’Italia in Brasile. Diario di viaggio dei Geografi bolognesi in trasferta

di Valentina Albanese

Il viaggio inizia all’ora di pranzo, incontro all’aeroporto di Bologna e poi partenza. Valentina, Elisa, Matteo, Silvia, Beatrice e Adamo, i geografi e l’agroecologo dell’Università di Bologna volano alla volta del Brasile per un incontro del progetto Territorios, Sustentabilidade e Universidade stretto tra i coordinatori Elisa Magnani (Geografa, Università di Bologna) e Cláudio Jorge Moura de Castilho (Geografo, Universidade Federal de Pernambuco).

Il viaggio è lungo ma la sosta all’aeroporto di Lisbona non scoraggia una visita rapidissima alla città.

 

“La campagna o la natura non mi possono dare niente che valga la maestà irregolare della città tranquilla, sotto il chiaro di luna, vista dalla Graca o da S.Pedro de Alcantara. Non ci sono per me fiori come il ricco cromatismo di Lisbona sotto il sole”. (Fernando Pessoa, Diario dell'inquietudine)

Praça de D. Pedro IV, Lisbona - 8 settembre 2018

Arrivati a Recife, una delle città brasiliane più antiche (XVI sec.), i sorrisi e le braccia aperte dei colleghi dell’Universidade Federal de Pernambuco - UFPE, ci accolgono calorosi per condurci alla Pousada. Recife si estende lungo l’estuario dei fiumi Capibaribe e Beberibe che si incontrano per gettarsi nell’Oceano Atlantico, per questo sono numerosi i ponti e moltissimi i canali che segnano la città. Questo alternarsi di profondità modifica ad ogni sguardo la prospettiva di Recife, il risultato estetico è inebriante e al tempo stesso spiazzante. All’alba, in macchina, mentre il paesaggio scorre lento e assonnato dal finestrino umido, Cláudio Jorge Moura de Castilho parla già di lavoro, racconta la città, pianifica il prossimo incontro e la prosecuzione dei nostri progetti di collaborazione.

Alla Pousada Pinheiros riposiamo poche ore, siamo troppo curiosi, ripartiamo presto alla volta della città. Una distesa passeggiata lungo la Praia de Boa Viagem riporta a quell’aspetto spiazzante della città fatta di rimandi e contrasti in un’eco mai prevedibile: tra latte fresco di cocco e palme altissime si fanno notare gli avvisi lungo la passeggiata che allertano il bagnante del pericolo squali. Abbiamo sperato di scorgerne uno, ma certamente è stato solo frutto della nostra fantasia e delle nostre aspettative.

 

La sveglia suona sempre molto presto, non si spreca nemmeno un minuto in Brasile (nonostante i nostri amici siano ancora capaci di vivere con un ritmo molto slow) bisogna andare, visitare, parlare, inviare mail, scrivere, studiare, camminare. Claudio viene a prenderci ogni giorno per condurci alla scoperta del suo territorio, tra Recife e Olinda, lungo le tracce della tratta degli schiavi, «la più triste pagina della storia del Brasile» dice, e la sua voce si fa cupa. Ci racconta di una società che arranca ma non demorde, di favelas in cui si lotta per ottenere servizi e infrastrutture, di organigrammi informali nella rete di quartieri informali, di servizi pubblici carenti, di diritti. Tra una citazione e l’altra, ricorda spesso Raffestin e la sua biblioteca, con il cuore metà in Europa e metà in Brasile.

Decadente bellezza, Recife - 11 settembre 2018

Il primo incontro formale del gruppo avviene presso la sede centrale dell’UFPE, 15 piani di un edificio sbiadito dove le piante abbondano, adornano la soglia di tutte le porte, fanno eco al verde fuori, rigoglioso, maestoso. Abbiamo raggiunto l’Università a piedi, per impregnarci di quel sense of place caro a Marie Laure Ryan (Ryan M. L., Foote K., Azaryahu M., Narrating Space/Spatializing Narrative, Ohio, Ohio State University Press, 2016) e la sensazione è stata ancora una volta spiazzante: asini, carretti e presenze di una foresta non troppo lontana mescolati a gommisti improvvisati, baracche con olio sfrigolante in enormi padelle, canali di scolo, odori di tapioca fritta e melma, colori.

Dalla Pousada all’Università, tutto d’un fiato, Recife – 10 settembre 2018

Strette di mano, visi distesi, sorrisi, una gentilezza che non smette di scaldarci. Incontriamo i dottorandi che partecipano al nostro progetto, i Professori e le Professoresse, il clima è festoso. Dalle finestre sbarrate del quattordicesimo piano guardiamo l’improbabile skyline di grattacieli con cui i nostri colleghi fanno controvoglia i conti. Gli enormi alberi al sicuro dentro le mura dell’Università e l’avanzata irrefrenabile del cemento che ambisce a devastare ogni scampolo di verde urbano. L’impegno civile e sociale per salvare la foresta è palpabile e confermato dalle parole dei colleghi.

L’UFPE, tutta d’un fiato, Recife – 10 settembre 2018

In questo momento di incontro si conferma da parte di tutti la voglia di mantenere salda e viva la nostra collaborazione. Proviamo a tracciare un nuovo orizzonte di lavoro. Intanto fuori i palazzi cercano di mangiare la foresta, la foresta resiste e i nostri colleghi con lei. Vogliono vincere la battaglia contro il cemento, studiano per preservare la natura che in Brasile sembra ingoiare tutto il resto, tanto è rigogliosa.

Il primo incontro con tutti i colleghi dell’UFPE, Recife – 10 settembre 2018

Ancora un aereo e si scende a sud, in Paranà. Appena il tempo di atterrare e siamo catapultati in una riunione con Mauro José Ferreira Cury dell’Universidade Estadual do Oeste do Paraná e il suo gruppo di lavoro. La pragmaticità di Marcos Saquet riporta l’attenzione sulla prosecuzione dei lavori dopo la conclusione del progetto che ci ha uniti.

Foz do Iguaçu, 12 settembre 2018

Lo spettacolo naturale delle cascate di Iguaçu, una delle sette meraviglie naturali al mondo (2012), è l’imponente cornice della prima giornata del Workshop Globalização, Políticas Públicas e Desenvolvimento Territorial. Si discute, circondati da 1500 metri cubi di acqua, originati dalla confluenza dei fiumi Iguaçu e Paranà che precipitano in 275 salti per un’altezza media di 70 metri lungo uno strapiombo largo tre km. Il rumore lo sentiamo solo quando usciamo dal bellissimo edificio coloniale che ci ospita. L’impatto sonoro è imponente quanto lo spettacolo visivo, il frastuono riverbera tra gli osservatori, il risultato è un’esperienza totalizzante.

Territorios, Sustentabilidade e Universidade sono i temi che fanno da filo conduttore per gli interventi della giornata. La pioggia incessante non scoraggia l’entusiasmo. Il dibattito è fitto, Mauro Cury deve più volte interromperlo per consentire il rispetto dei tempi. Fuori piove, come se non bastasse l’acqua delle cascate, intorno a noi si aggira una mamma giaguaro con i suoi cuccioli, la natura ha vinto.

Al termine degli interventi della prima giornata Marcos Saquet incalza: dobbiamo proseguire, trovare nuove modalità di lavoro che rendano più salda e duratura la relazione tra le nostre Università.

Primo giorno di convegno, primo giorno alle cascate, col rumore nella testa solo a guardare le foto, Foz do Iguaçu - 13 settembre 2018

Un altro giorno, un altro programma di lavoro fitto e pregno di contenuti.

Ci spostiamo dal Parco alla sede centrale dell’Unioeste. È interessante notare come i colleghi brasiliani sviluppino con estremo rigore la parte empirica dei propri progetti di ricerca. In ogni lavoro le componenti sociale, politica e territoriale sono strettamente intrecciate e considerate come variabili imprescindibili di valutazione. Questa terra non è ancora stata anestetizzata da una comunicazione di massa addormenta-cervelli, la coscienza politica pulsa ancora, come nei diari di una motocicletta.

Incrocio di sguardi: sociologici, geografici, storici, politici, computazionali. Incrocio di percorsi.

Secondo giorno di Convegno, Unioeste – 14 settembre 2018

Concludiamo il nostro soggiorno di lavoro con un’imperdibile visita alle cascate dal lato argentino, degno coronamento di un’esperienza ricchissima.

 

No more words, Iguaçu,15 settembre 2018

Il 16 settembre ci rimettiamo in viaggio, ricchi. Ci attende una lunga sosta a Rio de Janeiro e, immancabilmente, ne approfittiamo.

Geografi in ritirata, Rio de Janeiro - 16 settembre 2018


Arrivederci terra di contrasti, popolo gentile, ritmo lento, acqua, verde, arrivederci e grazie per averci accolti.

 

“Dovunque io vada porto il Brasile con me, purtroppo non porto con me la farina di manioca, ogni giorno mi manca, a pranzo e a cena.” (Amado J., Navigazione di cabotaggio, traduzione di Irina Bajini, Garzanti, Elefanti, pag. 58)