“ESTATE IN AGROECOLOGIA”

GIORNATE ESTIVE DEDICATE A BIODIVERSITA’, TERRITORIO, CIBO, TURISMO SOSTENIBILE

Di Francesca Rombolà

Nel comune di Drapia (Vibo Valentia), presso il Castello Galluppi (Fig. 1), nelle giornate dal 3 al 6 agosto 2018, si è svolto l’importante convegno “Estate in AgroEcologia”, incentrato sulla biodiversità, la tutela del territorio e il turismo sostenibile (Fig. 2). Il Professore Adamo Domenico Rombolà dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna, insieme al Comune di Drapia, ad ARSAC (Agenzia Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese), alla Pro Loco di Drapia, all’Associazione Culturale Cheria, l’Associazione Enotria e ad altri enti ed associazioni, hanno creato un evento unico pregno di cultura, una manifestazione di grande successo che ha visto susseguirsi nelle varie giornate numerosi relatori.

L’iniziativa rientra anche nel progetto di cooperazione internazionale Italo-brasiliano “Territori, Sostenibilità e Università” tra l’Università di Bologna e l’Universidade Federal de Pernambuco, che promuove iniziative finalizzate alla sostenibilità territoriale. La manifestazione è iniziata il 3 agosto con i saluti del Sindaco Antonio Vita e del Vice-Sindaco Giuseppe Rombolà e l’introduzione del Prof. Rombolà (Fig. 3), il quale ha illustrato l’importanza della collaborazione regionale ed internazionale in AgroEcologia promuovendo azioni e iniziative finalizzate alla creazione di Joint Labs, innovazioni dell’offerta didattica, potenziamento delle capacità trasversali degli studenti e dell’azione dell’Università nella Società (Terza Missione). L’AgroEcologia ha un ruolo essenziale per la salvaguardia dell’agricoltura, dell’ambiente e del pianeta e costituisce, al tempo stesso, un potente strumento formativo, altamente funzionale alla trasmissione del sapere scientifico.
Si sono susseguiti Antonio Mercuri, che ha illustrato la viticoltura calabrese e l’impegno dell’ARSAC a favore del suo sviluppo. L'ARSAC promuove l’ammodernamento e lo sviluppo dell’agricoltura in Calabria e delle attività ad essa connesse. Attraverso quattordici centri sperimentali dislocati su tutto il territorio regionale, l'ente favorisce azioni e progetti di promozione, divulgazione, sperimentazione - di concerto con il sistema universitario e della ricerca regionale - e trasferimento di processi innovativi nel sistema produttivo agricolo, agro-alimentare ed agroindustriale. Incaricata ufficialmente da Legge Regionale, l'ARSAC cura, tutela e promuove il ricchissimo patrimonio di biodiversità calabrese; si adopera inoltre per lo sviluppo e l'incremento dell’agricoltura biologica, dei sistemi di lotta guidata ed integrata e di risanamento e difesa dei terreni a tutela dell’ambiente e della qualità. L'azienda, inoltre, promuove il territorio regionale e la sua cultura enogastronomica, insieme ad una nuova forma di turismo esperienziale, che coniughi la storia e le tradizioni all'innovazione tecnologica.
Mario Maiorana, presidente del MIVA, ha saputo unire la tradizione all’innovazione, gestendo con successo il patrimonio genetico della viticoltura italiana, soprattutto calabrese, occupandosi di vitigni autoctoni (Fig. 4), creando un legame tra ricerca scientifica e aziende agricole.

Il Prof. Antonio Pugliese, docente all’Università di Messina, ha parlato del vino come simbolo di convivialità facendo un excursus attraverso i secoli, inoltre ha descritto le proprietà terapeutiche del vino. Il Prof. Luca Mercenaro (Fig. 5) dell’Università di Sassari, ha illustrato i vari modelli colturali e la ricca biodiversità della viticoltura sarda. Walter Iannini (Fig. 5), dell’azienda Tenuta Bonzara (Monte San Pietro, BO) ha illustrato la gestione del vigneto sui Colli Bolognesi, nel rispetto della biodiversità del territorio. Carine Rusin (Fig. 5), borsista CONFAP-Università Bologna, ha parlato del controllo agroecologico dei patogeni viticoli in Brasile (Fig. 5). Il Professore Orlando Sculli, ha illustrato con passione del suo lavoro sulla riscoperta di antichi vitigni e i palmenti in Calabria e nel Mediterraneo. Infine lo studente Luca Ranocchi, dell’Università di Bologna, si è cimentato in un argomento affascinante: l’influenza del vento sulle uve e sul vino.

Nella seconda giornata Benito Scazziota di ARSAC ha parlato dell’olivicoltura calabrese e delle origini dell’olivo e dell’olio, Samanta Zelasco, del CREA di Rende, ha illustrato il ruolo della genetica come filo conduttore tra passato, presente e futuro, nel rispetto della biodiversità e delle tradizioni. Gaetano Mercatante ha illustrato gli aspetti agronomici dell’oliveto biologico. Paolo Mariani, presidente FOOI e OP ha incentrato il suo discorso sulla valorizzazione dell’olio e delle olive da mensa, la commercializzazione del prodotto attraverso le filiere olivicole e le nuove forme di tracciabilità. Saverio Urso di ARSAC ha parlato degli effetti del cambiamento climatico sull'olivicoltura (Fig. 6).
Inoltre, nel giardino del Castello Alessandra Lombini (Fig. 7), dell’Università di Bologna, ha realizzato con bambini e ragazzi il laboratorio sulla biodiversità “P’ErBaccOliadi”, con giochi ed esperimenti ai quali i giovani hanno partecipato con grandissimo entusiasmo.

Nella stessa giornata, si è svolta terza edizione della rassegna “I Produttori premiano se stessi”, una coinvolgente disfida olearia magistralmente guidata da Giuseppe Giordano (Fig. 8), nell’ambito della quale i produttori calabresi inseriti nella guida egli Extravergini Slow Food hanno premiato i loro colleghi aggiudicando i premi a 1° classificato: Az. Agr. Madreterra di Calopezzati (CS), 2° classificato: Frantoio Roperti S.s.a di Conflenti (CZ). 3° classificato: Oleificio Torchia F. di Tiriolo (CZ). Tutti i partecipanti al convegno hanno potuto assaggiare gli oli, dopo che il Dott. Giordano ha fatto una breve lezione sull’assaggio (Fig. 9).

Nella terza giornata sono intervenuti Antonio di Leo, Direttore del Centro di Sperimentazione ARSAC di Mirto Crosia, che ha parlato della gelsibachicoltura e dell’attività serica in Calabria dal passato fino allo situazione attuale. Il Dott. Di Leo ha inoltre illustrato e descritto interessanti varietà di agrumi, ed in risposta ai quesiti posti dai presenti ha fatto conoscere varietà di agrumi a maturazione medio-tardiva particolarmente interessanti per il territorio regionale. Luigia Iuliano, di ARSAC, è intervenuta sulla difesa della biodiversità autoctona, sulla della dieta mediterranea e sui legumi come patrimonio da rilanciare. Ha illustrato il suo lavoro attraverso il quale ha raccolto ben 120 ecotipi locali di fagioli, inclusi gli ecotipi coltivati nel Monte Poro, caratterizzandoli morfologicamente, geneticamente e per le loro potenzialità agronomiche. In seguito Ligda Diaz, dottoranda dell’Università di Bologna, ha spiegato i processi di essiccazione sull’indurimento del fagiolo nero venezuelano. E’ stata così evidenziata l’importanza dell’integrazione della Regione con altri Paesi (Fig. 10).

Floro Marcello De Nardo, presidente di RARE (Associazione italiana per la tutela delle Razze Autoctone a Rischio di Estinzione), ha argomentato con grande trasporto sull’etnografia caprina in Calabria, sulla valorizzazione della biodiversità zootecnica calabrese. Il Dott. De Nardo ha partecipato all’estensione di importanti norme regionali volti a tutela del patrimonio caseario, storico e tradizionale, redigendo alcuni standard di popolazioni caprine calabresi con tanto di approvazione e riconoscimento delle istituzioni nazionali. La sua relazione ha stimolato l’attenzione del grande antropologo Prof. Luigi Lombardi Satriani il quale nel suo intervento ha raccontato del mestiere dell’allevatore caprino nei tempi passati, e delle tradizioni, ricollegandosi all’importanza di un popolo di tutelare e conservare le proprie “radici” concludendo con la frase: “un popolo senza storia è come un albero senza radici: è destinato a morire”. Il Prof. Lombardi Satriani ha altresì proposto di istituire presso il Castello Galluppi il Museo della capra, nel quale esporre anche gli antichi attrezzi utilizzati per la preparazione del formaggio. Discorso ripreso dalla presidente del Club Unesco Vibo Valentia Maria Loscrì che con la sua presenza ha aperto la terza edizione de “Il mediterraneo racconta…dai mulini antichi ai grani di un tempo”. La Dott.ssa Loscrì ha evidenziato l’importanza della dieta mediterranea e la necessità di esaltare i punti forti del territorio puntando sulle aree archeologiche e passando attraverso la tradizione dei beni culturali e dei prodotti tipici (Fig. 12). Per spiegare il ritorno ai grani antichi è intervenuto l’agricoltore Lino Cortese che insieme ai suoi figli ha riscoperto e coltiva con successo a Verzino, in provincia di Crotone, il grano duro antico “Senatore Cappelli”. In seguito l’intervento di Pino Morelli che con determinazione ha denunciato tentativi di estorsione ai quali non si è mai piegato continuando a gestire il suo mulino a Vibo Valentia, nel quale si effettua la macinazione a pietra di grani antichi.
Infine Walter Cricrì, di ARSAC, ha spiegato nei dettagli il metodo INAP per l’analisi sensoriale del pane e la valorizzazione dei prodotti da forno calabresi. Poi nel giardino del castello ha guidato i presenti all’assaggio sensoriale del pane (Fig. 13). Tanti pani con grani antichi fatti con passione dalle donne della comunità locale. Anche in questa giornata, bambini e ragazzi hanno partecipato al laboratorio “Facciamo merenda con Gracco”, sulla sana alimentazione e il pane, a cura dell’associazione “Terre di Incontri” di Stefania Barillaro e Deliana Rombolà.

La mattina dell’ultima giornata, sono state visitate alcune aziende agricole del territorio (Fig. 14) e l’insediamento rupestre di Zungri (VV) con l’annesso Museo della civiltà contadina e rupestre.

Le serate sono state allietate da: banchetti enogastronomici locali, artigianato, proiezione di filmati, musica popolare con organetto, zampogna e chitarra a cura dei “Turdumè”, il ballo dei baby giganti realizzati dai ragazzi del comune, ed inoltre all’interno del castello è stata allestita la mostra “Immagine, Forma e Musica” a cura dell’associazione Nove-Art (Fig. 15).

Estate in AgroEcologia si è conclusa il 6 agosto con la 40° edizione della “Sagra da Sujaca” (Fig. 16), nata da un'idea di un gruppo di giovani cariesi nell'estate del 1979. È stato un grande evento dedicato al prodotto tipico cariese, i fagioli (sujaca), coltivati da diversi secoli sull'altopiano del Monte Poro e cucinati tradizionalmente in recipienti di terracotta (pignata) secondo un originale ricetta che rende tale prodotto unico ed inimitabile (Fig. 17).

La Sagra si è svolta nella serata con una danza in piazza, con musica e balli popolari (Fig. 18). La gastronomia si è mescolato con il folklore locale, il “ballo dei giganti: Mata e Grifone” (Fig. 19), il tradizionale e caratteristico “ballu du camejuzzu i focu" e lo spettacolo pirotecnico (Fig. 20).

In questa grande kermesse non c’è stata solo l’agroecologia, ma ha trovato spazio anche la discussione di problemi sociali complessi come la mafia. Ha partecipato all’evento Elia Minari, studente che insieme ai suoi amici dell’Associazione Cortocircuito ha affrontato 8 anni di inchieste e reportage, materiale che è stato utilizzato nel maxi processo Aemilia. Elia, intervistato dalla giornalista Annalisa Fusca ha presentato il suo libro “Guardare la mafia negli occhi” (Fig. 21). Elia ha suscitato grande interesse nei presenti, soprattutto i più giovani, che hanno posto tante domande, che per lo più si imperniavano sullo stesso tema: la paura ed il coraggio. A tali domande Elia ha risposto che da adolescente ha vissuto un’esperienza più grande di lui ed è ha anche provato paura, ma la forza della verità lo ha spinto ad andare avanti. Tanti sono stati i partecipanti, soprattutto giovani (Figg. 22 e 23), che hanno preso parte al convegno con molto entusiasmo e dandosi appuntamento ad “Autunno in AgroEcologia” (1-4 Novembre 2018).

Vi aspettiamo!