AUTUNNO IN AGROECOLOGIA

di Ligda Beatriz Díaz Rodríguez
Dottoranda del Gruppo di AgroEcologia Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari
Alma Mater Studiorum Università di Bologna

In continuità con l’Evento “Estate in AgroEcologia” (Drapia, 3-6 agosto), dal 1 al 4 novembre sono state organizzate le giornate “Autunno in AgroEcologia”. L’apertura delle rassegne è avvenuta nel comune di Drapia (VV), con i saluti del Sindaco Antonio Vita, e il benvenuto da parte del Prof. Adamo Domenico Rombolà dell’Università di Bologna (Fig. 1). Entrambi hanno evidenziato l’importanza di questi incontri partecipativi che aiutano a rafforzare i rapporti tra cittadini, agricoltori e istituzioni. Un’altra speciale occasione, dopo l’edizione estiva, dedicata al territorio, alla biodiversità, al cibo e al turismo sostenibile, coinvolgendo la comunità scientifica e il mondo rurale, per affrontare insieme le diverse problematiche della Regione Calabria, in particolar modo quella dell’erosione delle comunità rurali.
Nel suo intervento, il Dott. Stefano Aiello, Commissario Straordinario dell’Agenzia Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese (ARSAC) (Fig. 2), ha salutato i partecipanti illustrando con passione il ruolo chiave di ARSAC nello sviluppo dell’Agricoltura biologica, dei sistemi di lotta guidata ed integrata, di risanamento e difesa dei terreni a tutela dell’ambiente e della qualità delle produzione. Attraverso quattordici centri sperimentali dislocati nel territorio regionale, l'ente favorisce azioni e progetti di promozione, divulgazione, sperimentazione e trasferimento di processi innovativi nel sistema produttivo agricolo, agroalimentare ed agroindustriale. L’agenzia, inoltre, promuove il territorio regionale e la sua cultura enogastronomica, insieme ad una nuova forma di turismo esperienziale, che coniuga all'innovazione tecnologica, la storia e le tradizioni.


Il Prof. Antonio Gelsomino dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria (Fig. 3), ha aperto con entusiasmo la I sessione: Suoli, Territori, Olivicoltura, con una dettagliata relazione incentrata sulla descrizione delle condizioni pedologiche che ospitano la coltivazione dell’olivo e della vite in Calabria. Ha parlato anche della zonazione, uno studio valutativo del territorio attraverso le colture ed i prodotti, enfatizzando che l’olivicoltura e la viticoltura si sono inseriti in Calabria in comprensori pedoclimaticamente molto diversificati, per lo più riconducibili a territori rappresentativi delle aree collinari e delle pianure costiere e fluviali. La conoscenza puntuale ed approfondita della qualità dei terreni agrari rappresenta un prerequisito irrinunciabile per sviluppare produzioni di pregio peculiari ed esclusive degli ambiti di coltivazione e per proporre modelli produttivi economicamente sostenibili e compatibili con la vocazionalità del territorio e la protezione delle risorse pedologiche.
L’ARSAC si è resa pienamente disponibile alla condivisione delle conoscenze e ha collaborato in modo molto significativo all’evento, attraverso le partecipazione di diversi relatori, tra i quali Vincenzo Maione (Fig. 4), che è intervenuto sul tema delle strategie gestionali dell’oliveto in biologico. Maione ha menzionato la grande variabilità di terreno, altitudine, temperatura, umidità e cure colturali, che caratterizzano l’olivicoltura calabrese, ha enfatizzato l’importanza di interagire con tecnici competenti per ottenere un prodotto biologico di qualità, ha sottolineato che è vitale disporre di una buona materia prima, ma questo è possibile avendo un terreno sano.

Giunta da Roma, l’Urbanista Cecilia Scoppetta ha contribuito al convegno con una presentazione focalizzata sul paesaggio degli oliveti calabresi (Fig. 5), evidenziando il ruolo centrale svolto dalla cultura/coltura dell'olivo nella costruzione dell'identità mediterranea. Scoppetta ha illustrato la natura archeologica del paesaggio degli oliveti secolari calabresi, per la cui conservazione ha proposto un approccio interdisciplinare, non meramente vincolistico, che sia in grado di consentire una co-evoluzione di attori e contesto, fondata sul riconoscimento di nuovi valori collettivi, orientati verso un modello di sviluppo locale realmente sostenibile.
Nell’intervento successivo “Oli del territorio e indicazioni pratiche per il miglioramento della qualità”, Giuseppe Giordano di ARSAC (Fig. 6), ha presentato i risultati delle analisi sensoriali di 29 oli del territorio condotte dal panel riconosciuto MIPAAFT del Centro Sperimentale Dimostrativo di Mirto Crosia (CS) ARSAC. L’olio di oliva proveniva da piccole aziende che non fanno l’imbottigliamento, che utilizzano il prodotto per il consumo familiare e la produzione di olio rappresenta un’attività economica secondaria. Gli oli sono stati classificati merceologicamente secondo la normativa vigente, che prevede una valutazione basata sull’intensità del fruttato e dei difetti, in una scala da uno al dieci. Giuseppe Giordano ha proseguito il suo intervento suggerendo possibili soluzioni per evitare l’insorgere di difetti nell’olio, tra le quali: la corretta gestione agronomica dell’oliveto, la molitura delle olive subito dopo la raccolta, per evitare fenomeni di riscaldo e monitorare il processo tecnologico prestando particolare attenzione durante la fase di frangitura e la gramolatura.
Nel Castello Galluppi, il Comune e la Proloco di Drapia hanno organizzato un pranzo per tutti i partecipanti, i quali hanno potuto apprezzare le tipicità culinarie del territorio, come la Sujaca di Caria, i filejia, le verdure, il pane, le olive, il formaggio pecorino, innaffiate rigorosamente con vini locali agroecologici (Fig. 7). Questo momento ha permesso di conoscere l’ampia gastronomia e i prodotti di qualità della Regione, ma anche di favorire e consolidare i rapporti sociali nel territorio calabrese.

Nel pomeriggio, Vincenzo Maione ha guidato “una camminata virtuale” negli oliveti calabresi mentre Giuseppe Giordano (Fig. 8) ha illustrato la metodologia per assaggiare l’olio di oliva in modo appropriato, per riuscire ad esaltare e percepire i composti che contribuiscono alla qualità dell’olio.

Venerdì 2 novembre, la manifestazione “Autunno in AgroEcologia” si è spostata nell’estremità settentrionale della Calabria, a Mirto Crosia (CS). È iniziata la III sessione con la visita al Centro Sperimentale Dimostrativo ARSAC, il Direttore Antonio Di Leo (Fig. 9) ha salutato e accolto i partecipanti e ha illustrato le diverse attività che si svolgono nella loro struttura, presentando le varietà coltivate nel campo di orientamento agrumi e l’allevamento del baco da seta. L’incontro ha consentito di incrementare il livello di conoscenza scientifica, ma anche di intrecciare rapporti istituzionali con gli imprenditori agricoli e le persone della comunità che hanno a cuore lo sviluppo agricolo, economico e sociale della Regione.
Il Dott. Di Leo mostrando grande passione per il proprio lavoro, ha illustrato le ricerche, condotte presso il Centro Sperimentale, in agrumicoltura, olivicoltura, gelsibachisericoltura, l’essicazione del fico e la forestazione produttiva per le biomasse. Giovanni Lamanna, assaggiatore del panel ARSAC (Fig. 10), ha spiegato con entusiasmo l’importanza di conoscere le caratteristiche sensoriali dell’olio, fornendo ulteriori dettagli sulla valutazione sensoriale, quando è realizzata da un panel qualificato, sottolineando che questo è un servizio che il centro offre gratuitamente ai produttori di olio d’oliva. Tra le varie installazioni di ARSAC, è presente un laboratorio agroalimentare (Fig. 11), nel quale si utilizza un microoleificatore che lavora a temperatura inferiore a 27 °C per non degradare la qualità del prodotto.

Il Dott Di Leo, ha guidato una camminata nel Campo di orientamento agrumi (Fig. 12), nel quale sono presenti diverse varietà di arancio, mandarino, clementino, limone, un’importante punto di riferimento per gli agrumicoltori della Regione. La superficie coltivata ad agrumi è di circa 6,5 ettari, suddivisa in campi sperimentali dimostrativi di orientamento varietale, realizzati e gestiti in collaborazione con il CREA-OFA. L’allevamento del baco da seta è una delle attività di supporto che il Centro Sperimentale Dimostrativo ARSAC di Mirto Crosia, unico Centro del Sud Italia autorizzato alla consegna dei telaini e al ritiro del bozzolo maturo (Fig. 13), offre alle aziende agricole e alle istituzioni interessate. Per l’allevamento del baco da seta vi sono alcune variabili fondamentali da controllare come l’umidità (80%) e le temperatura (24°C). Anche la luce svolge un ruolo molto importante nell’incubazione perché permette di uniformare il grado di sviluppo. Il baco da seta presenta uno straordinario incremento ponderale e deve essere alimentato in maniera bilanciata in funzione della crescita.
Il Dott. Di Leo ha indicato che, attualmente, si registra un notevole interesse per la produzione di seta nel nostro Paese, riconducibile a nuovi sistemi produttivi ecocompatibili (produzioni biologiche certificate) e nuove tipologie di prodotti nei settori della cosmetica, sanitario e per linee di abbigliamento certificate (Fig. 14), che possono rappresentare un’occasione di reddito nell’ottica della multifunzionalità di un’azienda agricola.

La IV sessione “Trasformazione, Imbottigliamento, Etichettatura”, si è svolta a Caria di Drapia (VV) dove Antony Rizzitano (Fig. 15), il funzionario dell’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e della Repressione Frodi (ICQRF) Italia meridionale, Ufficio d’Area Lamezia Terme (CZ), ha presentato la relazione “Etichettatura degli oli di oliva”.
I produttori di olio d’oliva del territorio, Giovanni Villela, Lucia Talotta, Giuseppe Roperti ed altri (Fig. 16), hanno raccontato la loro esperienza sul campo e in frantoio, proponendo al pubblico in sala una degustazione delle eccellenze locali.

Lucia Talotta (Fig. 17), nel suo intervento, ha sottolineato l’importanza di realizzare il processo di elaborazione dell’olio con una materia prima di qualità che si ottiene utilizzando le pratiche agricole più adatte alle condizione dell’oliveto, controllando la temperatura nel processo tecnologico e le condizioni di immagazzinamento, considerando che i composti dell’olio d’oliva sono fotosensibili. 

  Nella stessa serata Antonio Rossi dell’Oleificio Rossi, (Fig. 18), ha trattato l’argomento della trasformazione del prodotto, illustrandone le varie fasi di selezione, trasformazione vera e propria, frangitura, gramolazione, estrazione e separazione.

Sabato 3 novembre, il tour di Autunno in AgroEcologia ha raggiunto Brattirò, paese rinomato per la viticoltura e il suo vino, dove si è svolta la V sessione sul tema della Viticoltura agroecologica (Fig. 19).
Antonio Mercuri di ARSAC ha illustrato l’Importanza della biodiversità autoctona per la Viticoltura agroecologica, menzionando la vulnerabilità degli ecosistemi. Il Prof. Adamo Domenico Rombolà (Fig. 20) ha presentato le strategie per i sistemi viticoli agroecologici, che consentono l’uso efficiente delle risorse naturali, riportando anche risultati sperimentali ottenuti nei vigneti di Brattirò.

Il Prof. Giovanni Burgio dell’Università di Bologna ha arricchito la sessione con l’intervento “Agroecologia e valorizzazione della biodiversità funzionale nel vigneto” (Fig. 21). Valorizzare la biodiversità funzionale, il ruolo delle specie utili che forniscono servizi ecosistemici, è di estrema importanza, come ad esempio nel caso della lotta biologica contro gli artropodi dannosi alle colture. Il principio generale di base è che l’aumento di complessità ecologica porta a un incremento della biodiversità funzionale e della resilienza. Sono state presentate tecniche utili, a diverse scale spaziali, per favorire la biodiversità funzionale nel vigneto.

Walter Iannini (figura 22) enologo della Tenuta Bonzara, ha parlato della gestione del vigneto e della biodiversità sui colli bolognesi, patria del Pignoletto, evidenziando la rilevanza dell’approccio agroecologico sul territorio e l’ambiente.
Nella stessa giornata, Mario Maiorana (Fig. 23), Presidente dell’Associazione “Moltiplicatori Italiani Viticoli Associati” (MIVA), ha partecipato alla sessione con la relazione “Il contributo del vivaismo per la viticoltura agroecologica” spiegando che le tecniche di produzione adottate in vivaio mirano sempre di più a limitare l’impatto ambientale. È soprattutto con il materiale genetico fornito alle aziende vitivinicole che si può contribuire alla sostenibilità del settore. Il vivaismo viticolo nazionale rappresenta uno dei comparti strategici della filiera vitivinicola ed è tradizionalmente caratterizzato da un elevato grado di sapere e conoscenze.

Jacopo Davanteri, studente dell’Università di Bologna (Fig. 24), ha parlato della vinificazione in anfora, illustrando brevemente la storia, partendo dalle esperienze georgiane fino ad arrivare a quelle romane. Successivamente ha menzionato alcune esperienze attuali in Italia e all’estero, e presentato la sua esperienza diretta di vinificazione in anfora nell’ambito del progetto “Garanzia Giovani”, realizzato nel Gruppo di AgroEcologia.

Nella VI sessione, che ha affrontato il tema della valorizzazione della biodiversità, è intervenuta la Dott.ssa Luigia Iuliano dell’ARSAC (Fig. 25), evidenziando il ruolo centrale delle comunità rurali nella sua relazione “Biodiversità e piante officinali in Calabria”. Partendo dall’indagine etnobotanica svolta dall’ARSAC nel 2000 e da altri lavori di indagine sulle fitocenosi calabresi, Luigia Iuliano ha illustrato il potenziale che le piante officinali possiedono dal punto di vista della coltivazione, dell’utilizzo didattico e dell’agricoltura sociale. Ha approfondito in particolare due specie vegetali che sono molto utilizzate in Calabria: l’origano e la ginestra.
Armando Gariboldi di EcoCentro (Fig. 26) ha presentato una relazione su un progetto in corso di preparazione, che si svilupperà nell’area del Comune di Drapia (VV) in cui sta sorgendo la “Cittadella terapeutica di Padre Pio”, un innovativo insediamento oncologico pediatrico che richiederà anche lo sviluppo di una componente agricola per la preparazione di principi attivi, attraverso la coltivazione di erbe officinali e la produzione di miele.
Alla stessa sessione ha contribuito la Dott.ssa Daniela Segantini dell’Università di Bologna (Fig. 27), con il suo intervento “Biodiversità e cultivars di more”. In passato le more erano considerate frutti di bosco, molto utilizzate per produrre dolci e marmellate. Oggi con lo sviluppo di diversi programmi di miglioramento genetico, sono state rese disponibili nel mondo tantissime cultivars. Anche i consumatori iniziano a conoscere e ad apprezzare di più le more per il loro sapore e le loro proprietà benefiche per la salute. Per questi motivi la Dott.ssa Segantini ha consigliato la valorizzazione di questo frutto agli agricoltori della Regione Calabria.

Thabata Cristina Faxina, dell’UDESC di Santa Catarina, Brasile (Fig. 28), ha tenuto una relazione sulla valorizzazione delle more autoctone del Brasile, con enfasi sulle specie Rubus brasiliensis e Rubus erythroclados. Ha illustrato, altresi, le ricerche che sta conducendo nell’ambito del suo Dottorato di Ricerca, in collaborazione con l’Università di Bologna.
La VII sessione si è svolta con una camminata nei vigneti, coordinata dell’Associazione Enotria e Viticoltori Locali (Fig. 29). Raffaele e Cosmo Rombolà della Cantina Masicei che, hanno accompagnato il gruppo in un vigneto pre-fillosserico con viti franche di piede delle cv Magliocco canino e in un giovane vigneto nel quale si adottano strategie agroecologiche.

L’VIII sessione “Turismo Sostenibile e AgroEcologia", si è svolto a Gasponi di Drapia (VV), dove è intervenuta Nancy Riso, attiva assessora alla Cultura del Comune di Drapia, e l’energica moderatrice Valentina Albanese (Fig. 30), dell’Università di Bologna, che ha introdotto i vari relatori. Maria Loscrì, Club per l’UNESCO, ha illustrato con chiarezza le relazioni turismo sostenibile e agroecologia, soffermandosi sulle prospettive e opportunità per le comunità Una troupe televisiva ha realizzato un servizio del TG3 Calabria per divulgare l’evento.
Mario Mauro, Presidente dell’Associazione Guide Turistiche della Calabria ha contribuito con la sua relazione “Calabria: una terra per scoprire” (Fig. 31). Per troppo tempo la Calabria è stata colpevolmente ritenuta una terra, dal punto di vista turistico, che aveva da offrire quasi esclusivamente “sole e mare”. Invece è “una Terra da scoprire” per la sua storia ultramillenaria, l’arte, l’architettura, la diversità degli ambienti naturali, la lingua, le tradizioni, la gastronomia. E, non da ultimo, il particolare calore e l’accoglienza degli abitanti del luogo, caratteristiche, queste, che in generale sono menzionate in primis dagli stessi turisti reduci da una visita in loco. Le guide turistiche, con le loro competenze e con il loro ruolo di divulgatori di cultura verso i turisti, sono certamente uno dei tasselli più importanti della “filiera” del turismo e di quella “rete” che si cerca di costruire tra i vari operatori del settore per lanciare finalmente il prodotto “Calabria” al fine di ottenere il tanto desiderato sviluppo economico di questa Regione.

Nicola Donato, Presidente dell’Ordine degli Architetti di Vibo Valentia (Fig. 32), ha presentato la relazione “Architettura e paesaggio rurale”, facendo un confronto tra il passato e il presente. Le nuove generazioni non si sentono più solo agricoltori, ma anche soggetti capaci di attrarre altri soggetti che visitano i loro luoghi: si cimentano con le pratiche agricole, contribuiscono alla produzione, acquistano i prodotti e più in generale fruiscono dell’intero sistema agricolo locale. Donato ha sottolineato che i visitatori sono molto esigenti e non si accontentano solo della qualità del prodotto, ma pretendono di trascorrere il loro tempo libero in luoghi ospitali, in armonia con la natura, paesaggisticamente rilevanti. Ciò vuol dire essere in grado di offrire servizi sempre più efficienti e di elevata qualità, alcuni dei quali devono essere ospitati in strutture di altrettanta qualità ed integrati nel contesto di riferimento, che solo dei professionisti possono garantire. Egli ha affermato con entusiasmo: “gli architetti sono pronti a contribuire a questa occasione di sviluppo della nostra terra”. Vito Rondinelli (Fig. 32), ha illustrato, con altrettanto entusiasmo, i cibi annuali e la ritualità nel territorio di Filadelfia, un paese della Calabria che offre un’ampia varietà gastronomica.

Con dovizia di particolari, Bianca Ambrogio, studentessa dell’Università di Bologna (Fig. 33), ha presentato la relazione “Abitare e produrre nelle campagne nel Bruttium in età Romana” proposta con la Prof.ssa Antonella Coralini, mostrando diverse fotografie degli scavi che hanno permesso di comprendere in modo pratico lo stile di vita dei quell’epoca.
Maria Teresa Iannelli (Fig. 34), del Museo Nazionale di Reggio Calabria, ha mostrato la bellezza e particolarità delle Grotte di Zungri, menzionando che l’interesse da parte della comunità e dei turisti è sempre più alto, rimarcando che queste grotte testimoniano l’uso efficiente delle risorse naturali.

Maria De Stefano, del Centro di Ricerca Arte Tessile, ha mostrato l’arte attraverso il filo di una coperta fatta a mano (Fig. 35), raccontando la delicatezza e l’eleganza del gesto, parte della coltura dell’epoca, facendo apprezzare i disegni di frutti, foglie, fiori, anche attraverso una breve descrizione di chi l’aveva fatto e per chi: una storia affascinante in una coperta.

Lo storico Giuseppe Vita (Fig. 36), ha illustrato sapientemente il legame tra il turismo e la religione attraverso la sopravvivenza del culto italo-greco e la storia bizantina di Tropea.
In serata, i partecipanti dell’evento “Autunno in AgroEcologia” hanno fatto una camminata al capoluogo Drapia, ammirando gli storici palazzi. Successivamente, a Gasponi, hanno partecipato alla Festa Patronale in onore di Sant’Acindino Martire (Fig. 37).

Domenica 4 novembre, a Caria di Drapia (VV) si è svolta la IX sessione dedicata alla biodiversità, con la partecipazione di Floro De Nardo dell’Associazione Italiana Razza Autoctona a Rischio di Estinzione (RARE). Nella sua relazione “Patrimonio zootecnico a rischio estinzione in Italia ed in Calabria” (Fig. 38) ha evidenziato l’importanza di promuovere i prodotti locali tra i cittadini e di valorizzare il patrimonio autoctono calabrese.
Gaetano Mercatante di “Agricoltura Biologica Calabria” (ABC) ha contribuito con la presentazione dell’esperienza di coltivazione di grani antichi, mettendo in evidenza la diversità di grani presenti nel territorio (Fig. 39).
Vincenzina Scalzo di ARSAC (Fig. 40), con la sua interessante relazione, ha spiegato il ruolo, e l’esperienza dell’Ente nella conservazione dell’Agrobiodiversità in Calabria, affrontando diversi argomenti, i programmi regionali ed interregionali, che hanno permesso la tutela e la salvaguardia di razze autoctone e di specie vegetali a rischio di estinzione, ancora oggi conservate nei Centri Sperimentali Dimostrativi (CSD) dell’Agenzia; il lavoro di recupero e diffusione delle leguminose da granella in Calabria; i “campi catalogo” delle varietà locali di fruttiferi.

Walter Cricri di ARSAC (Fig. 41), ha fatto scoprire al pubblico un mondo affascinante, con l'arte di saper assaggiare, raccontare e cantare i Pani del Territorio, abilità essenziali per rafforzare l'azione di tutela e valorizzazione della biodiversità in Calabria. Nel suo intervento ha sottolineato l’importanza del pane come fonte alimentare e come compagno dell’uomo nella sua evoluzione. Inoltre, ha portato l’attenzione verso l’analisi sensoriale, su cosa e come singoli fattori possono influire sulle caratteristiche sensoriali. Sull’importanza della valutazione sensoriale nella panificazione per il riconoscimento delle “Qualità del Pane”. Ha illustrato le finalità, gli strumenti e le tecniche del Metodo INAP® (Istituto Nazionale Assaggiatori Pani) anche attraverso una dimostrazione pratica, durante la quale, per un primo approccio, ha proposto un percorso attraverso l’assaggio guidato ed una comparazione specifica dei prodotti del territorio, utilizzando i cinque sensi in modo consapevole.
Antonio Clasadonte di ARSAC, ha condiviso le sue conoscenze attraverso la relazione sulle prospettive di crescita per la nocciola “Tonda calabrese” (Fig. 42). La coltivazione del Nocciolo iniziò a Cardinale (CZ) a fine 1700. Intorno al 1850 Gaetano Filangieri impiantò il primo noccioleto specializzato, la coltura si diffuse a Torre di Ruggiero (CZ) e Simbario (VV). La corilicoltura calabrese, oggi, è un comparto che merita grande attenzione per diversi motivi. Si pensi all’impatto socioeconomico nell’area storica di produzione ed al preziosissimo ruolo svolto dai corileti nella salvaguardia dei delicati equilibri idrogeologici della Regione. Antonio Clasadonte ha con forza sostenuto l'importanza di tutelare e valorizzare la biodiversità corilicola locale. Con questo obiettivo il Consorzio di Tutela e Valorizzazione della Nocciola Calabrese, ha avviato la realizzazione di un piccolo impianto di trasformazione della nocciola, finalizzato ad un utilizzo artigianale e locale della Tonda Calabrese, ingrediente essenziale del tipico torroncino e altri prodotti dolciari apprezzati dai palati più nobili. Con il duplice obiettivo di valorizzare il territorio anche attraverso il recupero paesaggistico dei corileti, legato al turismo enogastronomico sostenibile, inserito in un percorso di valorizzazione della Nocciola Italiana.

Dopo il momento conviviale svoltosi a Brattirò, capitale enogastronomica della provincia di Vibo Valentia, i partecipanti sono stati ospitati da Tonino Costa, della Società Cooperativa Agricola Costa Caria. Il gruppo è stato coinvolto in attività dimostrative sui grani antichi e il fagiolo (Fig. 43) organizzate con la collaborazione di Anna Maria Pappalardo, Associazione Cheria, Pro Loco di Drapia e dei produttori locali.

Alla riuscita dell’evento, con tutti i suoi percorsi conoscitivi e di convivialità hanno contributo: Università di Bologna, Comune di Drapia, Agenzia Regionale per lo Sviluppo dell’Agricoltura Calabrese (ARSAC), Regione Calabria, Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, con la collaborazione dei cittadini del territorio, Club UNESCO di Vibo Valentia, Federazione dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Calabria, Associazione Cheria, Associazione Enotria, Proloco di Drapia, ed altri enti. Sono state affrontate diverse problematiche che impediscono o limitano un reale sviluppo della Regione Calabria: abbandono della terra, erosione delle comunità rurali, perdita di sovranità alimentare, turismo d’assalto. “Autunno in AgroEcologia”, ha dimostrato, con l’interdisciplinarietà dei vari interventi e pluralità di soggetti coinvolti, la rilevanza di promuovere il turismo sostenibile ed esperienziale. Si è scoperto un territorio in grado di fare sinergia, tra abitanti, agricoltori, artigiani, guide turistiche e tutti gli enti che possono contribuire a valorizzare le ricchezze del territorio a livello regionale, nazionale ed internazionale (Fig. 44).

Questa vitale esperienza e buona pratica partecipativa è stata presentata il 5 novembre 2018 con la relazione “Pratiche AgroEcologiche nella Cooperazione Universitaria con America Latina”, nell’ambito del IV Forum Italo Latinoamericano della PMI, svoltosi in Emilia-Romagna. Le rassegne AgroEcologiche Stagionali proseguiranno anche nell’ambito del Progetto Internazionale “Participatory Agroecology School System” (PASS), coordinato dall’Università di Bologna, al quale partecipano numerose Università Americane ed Europee.